La teoria della mindfulness (Langer, 1989a) condivide con alcune teorie contemporanee dell’intelligenza l’enfasi sull’importanza della flessibilità cognitiva. Tuttavia, l’approccio della mindfulness alla flessibilità cognitiva si differenzia da quello dell’intelligenza per quanto riguarda la concezione della relazione tra l’individuo e l’ambiente. Le teorie dell’intelligenza adottano come criterio l’adattamento ottimale tra individuo e ambiente. La teoria della mindfulness, invece, sottolinea che gli individui possono sempre definire la loro relazione con l’ambiente in modi diversi.
Esaminiamo il contesto storico di questa
differenza tra mindfulness e intelligenza e rileviamo che:
(a) il concetto di intelligenza è radicato in una teoria della corrispondenza
ereditata dal XIX secolo;
(b) le attuali teorie dell’intelligenza continuano a concentrarsi sul pensiero
come corrispondenza adattiva alla realtà esterna;
(c) nonostante le apparenti differenze tra approcci unidimensionali e
multidimensionali all’intelligenza, la comune dipendenza da un criterio di
adattamento ottimale genera più somiglianze che differenze;
(d) questa somiglianza prolunga gli effetti dannosi delle teorie
dell’intelligenza sulla percezione di sé, la percezione degli altri e sul
processo educativo.
La teoria della mindfulness rifiuta uno standard valutativo esterno alla capacità dell’individuo di attribuire significato all’esperienza. Esaminiamo il potenziamento consapevole del controllo personale e del processo educativo, e mettiamo a confronto questi aspetti con le limitazioni dell’approccio basato sull’intelligenza.
Brown, J., & Langer, E. (1990). Mindfulness and intelligence: A comparison. Educational psychologist, 25(3-4), 305-335. https://doi.org/10.1207/s15326985ep2503&4_9
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