Abstract
Descrive un insieme di tecniche psicoterapeutiche derivate dal satipatthana buddhista, ovvero
dalla “meditazione di consapevolezza” (mindfulness). La tecnica della consapevolezza o vigilanza
si basa sul presupposto che solo l’individuo abbia la capacità di aiutare sé stesso.
L’addestramento con pazienti psichiatrici si è rivelato più efficace quando inizia con l’osservazione
di un processo corporeo evidente (ad esempio, il respiro). Attraverso l’instaurazione di un “sé
osservatore”, il paziente viene ancorato al momento presente, dove è maggiore la possibilità di
compiere progressi terapeutici significativi.
Viene posta enfasi sull’etichettare i pensieri o le emozioni che si presentano, affinché il paziente
possa acquisire consapevolezza delle proprie emozioni e motivazioni, le quali danno energia al
suo linguaggio e ai suoi comportamenti. L’uso della meditazione di consapevolezza nel trattamento
di cinque adulti in terapie a breve termine (da 2 a 12 settimane) ha portato i pazienti a sviluppare
una maggiore comprensione dei propri stati depressivi, ansiosi o di altri sintomi nevrotici.
È necessaria cautela nell’utilizzo di questa tecnica con pazienti psicotici che presentano sintomi
attivi come allucinazioni, deliri, disturbi del pensiero e gravi forme di ritiro sociale. Inoltre, si
raccomanda che i terapeuti che intendono utilizzare questa tecnica abbiano prima un’esperienza
personale diretta della pratica.
Si suggerisce che, se il paziente è sufficientemente motivato e possiede una comprensione
intellettuale del processo, potrebbe riuscire a impiegare il metodo anche durante le attività
quotidiane normali.
Deatherage, G. (1975). The clinical use of “mindfulness” meditation techniques in short-term psychotherapy. Journal of Transpersonal Psychology, 7(2), 133–143. https://www.atpweb.org/jtparchive/trps-07-75-02-133.pdf
#psicoterapia #disturbi_psicologici #psicologia_clinica #psicosi #rischi
Descrive un insieme di tecniche psicoterapeutiche derivate dal satipatthana buddhista, ovvero
dalla “meditazione di consapevolezza” (mindfulness). La tecnica della consapevolezza o vigilanza
si basa sul presupposto che solo l’individuo abbia la capacità di aiutare sé stesso.
L’addestramento con pazienti psichiatrici si è rivelato più efficace quando inizia con l’osservazione
di un processo corporeo evidente (ad esempio, il respiro). Attraverso l’instaurazione di un “sé
osservatore”, il paziente viene ancorato al momento presente, dove è maggiore la possibilità di
compiere progressi terapeutici significativi.
Viene posta enfasi sull’etichettare i pensieri o le emozioni che si presentano, affinché il paziente
possa acquisire consapevolezza delle proprie emozioni e motivazioni, le quali danno energia al
suo linguaggio e ai suoi comportamenti. L’uso della meditazione di consapevolezza nel trattamento
di cinque adulti in terapie a breve termine (da 2 a 12 settimane) ha portato i pazienti a sviluppare
una maggiore comprensione dei propri stati depressivi, ansiosi o di altri sintomi nevrotici.
È necessaria cautela nell’utilizzo di questa tecnica con pazienti psicotici che presentano sintomi
attivi come allucinazioni, deliri, disturbi del pensiero e gravi forme di ritiro sociale. Inoltre, si
raccomanda che i terapeuti che intendono utilizzare questa tecnica abbiano prima un’esperienza
personale diretta della pratica.
Si suggerisce che, se il paziente è sufficientemente motivato e possiede una comprensione
intellettuale del processo, potrebbe riuscire a impiegare il metodo anche durante le attività
quotidiane normali.
Deatherage, G. (1975). The clinical use of “mindfulness” meditation techniques in short-term psychotherapy. Journal of Transpersonal Psychology, 7(2), 133–143. https://www.atpweb.org/jtparchive/trps-07-75-02-133.pdf
#psicoterapia #disturbi_psicologici #psicologia_clinica #psicosi #rischi

